All’Università del Sannio il servizio di counseling registra 84 accessi e 58 percorsi completati: cresce la richiesta di supporto psicologico e diminuisce lo stigma tra le nuove generazioni
C’è un dato che racconta meglio di ogni altro il cambiamento in atto tra le nuove generazioni universitarie: 307 colloqui in un anno. Non numeri freddi, ma storie, richieste di aiuto, percorsi avviati. È da qui che parte il primo bilancio di NUVOLE, il centro per il benessere psicofisico della comunità studentesca dell’Università degli Studi del Sannio, realizzato in collaborazione con l’ASL Benevento.
In dodici mesi – tra marzo 2025 e febbraio 2026 – sono stati 84 studenti e studentesse a varcare la soglia del servizio. Di questi, 58 hanno portato a termine l’intero percorso di counseling, trasformando un primo contatto in un’esperienza strutturata di supporto. Un dato che parla di fiducia, continuità e bisogno reale.
A colpire è anche la composizione dell’utenza: quasi tre su quattro sono studentesse (72%), mentre gli studenti rappresentano il 28%. Una partecipazione trasversale che interessa tutti i dipartimenti dell’Ateneo: il 45% degli accessi proviene dal DEMM, seguito da DING e DST, entrambi al 27,5%.
Ma cosa chiedono davvero studenti e studentesse? Le motivazioni delineano una mappa precisa del disagio contemporaneo. Un accesso su due (50%) è legato a forme di malessere psicologico, tra ansia, difficoltà emotive e relazionali, o una più indefinita sensazione di disagio. A questi si aggiungono le difficoltà nello studio (29%), mentre quasi un quinto degli utenti (19%) si rivolge al servizio per percorsi di crescita personale: gestione delle emozioni, relazioni, maggiore consapevolezza di sé. Residuale, ma significativa, la quota di chi si avvicina per curiosità o senza una richiesta ancora definita (5%).
Nella sede di Piazza Roma, una squadra di tre psicologi offre un primo livello di ascolto e orientamento, con la possibilità, quando necessario, di attivare un collegamento diretto con i servizi specialistici dell’ASL.
Al di là dei numeri, il dato forse più rilevante è culturale: chiedere aiuto non è più un tabù. Il servizio intercetta un bisogno crescente e, al contempo, segnala un cambiamento profondo nel modo in cui le nuove generazioni vivono la salute mentale: con maggiore consapevolezza, meno stigma e maggiore disponibilità ad attivarsi.
Il primo anno di NUVOLE non è solo un bilancio positivo, ma anche una base concreta su cui costruire. L’obiettivo, ora, è consolidare questo modello e renderlo sempre più parte integrante dell’offerta universitaria: un servizio stabile, accessibile e riconosciuto, capace di accompagnare studenti e studentesse non solo nel percorso accademico, ma anche in quello personale.




