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La Biblioteca Unisannio al Convegno Stelline 2026

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Entrare in Biblioteca non basta (più). 

Ogni giorno vediamo studenti attraversare la soglia della Biblioteca Centralizzata dell’Università degli Studi del Sannio: entrano, cercano un posto, una presa elettrica, un libro, una risposta. Eppure, abbiamo imparato che attraversare una soglia non significa abitare uno spazio. È da questa osservazione che è nata la riflessione portata al Convegno Stelline 2026,incentrato su La biblioteca intelligente. Tra persone, contenuti e tecnologie, per interrogarci sulla funzione dei servizi documentali nel sovraccarico informativo pervasivo. Nel panel Relazioni Aumentate: Comunicare, Coinvolgere, Connettere nella Biblioteca Intelligente, coordinato da Anna Busa, abbiamo presentato: Nella selva della mediazione informativa. Co-progettare una cassetta degli attrezzi per rendere la Biblioteca attraversabile, frutto di una ricerca con duecento bibliotecari italiani.

La parola guida è stata “selva”: una geografia densa di sentieri, risonanze e segni, specchio del presente come lo fu per Dante. Oggi le informazioni ci raggiungono continuamente, si moltiplicano, si contendono la nostra attenzione, ci sommergono e spesso le consumiamo quasi bulimicamente; la vera sfida risiede nella capacità di orientarsi tra di esse, comprenderle e attribuire loro valore. Il nucleo siderurgico del nostro lavoro si è consolidato attorno a questo nodo: esperienze e ricerca saldate insieme in una “cassetta degli attrezzi”. I dati mostrano che le difficoltà di accesso simbolico alla conoscenza non sono un problema locale, ma una questione democratica diffusa che attraversa comunità diverse. La selva cambia paesaggio, ma non natura. Come accompagnare senza giudicare? Come costruire fiducia e rendere attraversabile una complessità che rischia di escludere?

In questa prospettiva, l’accesso assume un significato politico profondo, ben oltre la semplice disponibilità di banche dati, toccando la possibilità di sentirsi legittimati a entrare in relazione con la conoscenza. I Cultural Studies insegnano che il senso dei luoghi culturali si negozia ogni giorno attraverso chi li vive. Pierre Bourdieu ci ricorda che accedere ai beni culturali differisce profondamente dalla percezione di potervi appartenere: l’habitus determina chi si sente a casa e chi si sente un intruso. Si può entrare in biblioteca e percepirla come uno spazio estraneo. Quando la domanda “questo posto è anche per me?” resta senza risposta, la mediazione informativa fallisce in partenza.

All’Unisannio abbiamo voluto costruire una biblioteca come spazio di relazione. Sono nate così Chiacchiere in BibliotecaTombole LetterarieLibro Sospeso e Biblioteca Fuori di Sé(de), attività pensate per creare curiosità prima ancora che l’utente cerchi un libro per gli esami, scollando l’istituzione dall’idea di monade isolata. Un percorso nato sotto la guida siderale della Responsabile Mimma Caridei, che sostiene una visione aperta e autoironica, con il sostegno della Prof.ssa Ciancio, della Dott.ssa Di Donato e dei colleghi Anna, Nadia, Nazario e Andrea. Quando la biblioteca diventa spazio abitabile, cambia il rapporto con la conoscenza: cresce la curiosità e si attenua la paura del giudizio.

Ed è proprio in questo passaggio condiviso che la riflessione sulla biblioteca si estende, quasi metonimicamente, alla cultura. Se Chiara Faggiolani ci invita a considerare la lettura come una pratica capace di incidere sul benessere delle persone, e se Paola Dubini ci ricorda che il valore della cultura si misura nella sua capacità di generare relazioni, partecipazione e impatto sociale, allora la domanda non è più a cosa servono le biblioteche. La domanda diventa: quale società contribuiscono a costruire? Le biblioteche non custodiscono soltanto libri, ma la possibilità di sviluppare uno sguardo critico in una società democratica, garantendo il diritto di abitare i luoghi del sapere indipendentemente dal background.

Separare la biblioteca dall’Ateneo significa impoverire la missione pubblica dell’Università stessa, perché la conoscenza non cresce nei recinti ma negli incontri, nelle contaminazioni e nelle relazioni. Le biblioteche sono infrastrutture sociali che contribuiscono attivamente al capitale sociale delle comunità. La cultura è di tutti o non è. È nei libri, certamente, ma anche nelle conversazioni inattese e nei progetti condivisi.

Ecco perché entrare in biblioteca non basta (più): bisogna poterla attraversare, essere in grado di abitarla, trasformarla con le proprie domande e lasciarsi trasformare. E se siete arrivati fin qui, forse una risposta a quella domanda iniziale l’avete già trovata: sì, la Biblioteca Unisannio è un posto anche per voi!

Loredana Cerrone e Valeria Di Dio

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