“Nell’immaginario del saggista Nassim Nicholas Taleb, appena nati veniamo adagiati in una scatola. Trascorriamo gran parte della nostra vita in una scatola, riscaldata d’inverno e rinfrescata d’estate. […]. Andiamo al lavoro dentro una scatola, bloccati per ore in mezzo a migliaia di altre scatole. Lavoriamo dentro enormi scatole di cemento, vetro e acciaio che trafiggono il cielo, passando le canoniche otto ore a fissare una scatola fatta di plastica e transistor. E quando finalmente andiamo in pensione, tempo qualche anno e veniamo messi per sempre in un’altra scatola.
Per duro che possa suonare, ho l’impressione che questa vita di quieta disperazione sia diventata, per molti di noi, quasi un’aspirazione. I confini delle nostre scatole, in fondo, sono rassicuranti; ci forniscono sentieri preconfezionati che dobbiamo limitarci a seguire.”
Questo passo del libro “La Svolta” di Andrea Giuliodori è un ritratto perfetto della società moderna: una società totalmente incurante della propria libertà e quindi incapace di seguire degli ideali di comunità. Eppure, non appena emergono eventi di cronaca in cui ad essere in pericolo è la libertà del singolo, le “folle” si smuovono. L’ultimo evento di tale fattispecie è stata la multa imposta dall’UE alla piattaforma X per violazioni del Digital Services ACT (DSA) che ha riacceso qualche dibattito contro l’UE percepita come un “mostro burocratico” in continuo ritardo 1. Molti hanno visto in questa vicenda il ripresentarsi di un’antica ma presente questione: Chi è il Leviatano (l’entità a cui si cede del potere per vivere in pace ed armonia)? La spinta democratica che parte dai popoli oppure il Niagara incontrollabile dei dati che invade ogni cosa? 2. Questa vicenda però, presenta uno spunto di riflessione più profondo riguardante ancora una volta la libertà: quale libertà conta di più, quella individuale oppure quella collettiva?
L’obiettivo del DSA è creare uno spazio digitale che rispetti i diritti fondamentali dei cittadini offrendo loro maggiore controllo e protezione da contenuti illegali e nocivi. La legge segue un approccio proporzionato: le grandi piattaforme svolgono un ruolo significativo nelle società e democrazie e devono pertanto attenersi a norme specifiche per garantire che non comportino rischi non intenzionali e danni all’Europa 3.
Questa legge, per via della censura che viene messa in atto è spessa definita “Digital Surveillance Act” 4 e lo stesso Musk ha reagito alla multa parlando di “quarto Reich” 5. I riferimenti alla mancata libertà di espressione sono più che evidenti, ma è davvero così? Nel DSA si parla di censura per contenuti illegali, che inneggiano all’odio, e alla violenza. La loro rimozione, soggetta ad interpretazione, è certamente una limitazione della libertà di espressione, ma quei contenuti, se non fossero rimossi, non sarebbero allo stesso tempo una limitazione della libertà di chi li subisce? La democrazia è un qualcosa di complesso, e così come tutte le cose complesse, è inondata di “dipende”. Non è possibile etichettare questa legge come un bene o come un male in maniera assoluta, ma lo si può fare solo rispetto a dei valori: se quello che conta di più è la libertà del singolo, questa legge è sicuramente una minaccia, ma se invece a prevalere è la libertà collettiva, il DSA è una risorsa preziosa. Infatti, se il potere che permetterebbe di controllare l’uomo derivasse dai dati, il Leviatano verrebbe impersonificato dall’oligarchia tech USA. Quest’ultima è costituita da demagoghi che inneggiano ad un internet libero, ma allo stesso tempo si mostrano come dei monarchi assoluti: sono loro che decidono quali post promuovere e quali no, quali ideologie favorire e quali far morire. È bene ricordare che Musk, tra le diverse accuse, è stato multato per non aver dato accesso a delle API di X indispensabili per lo studio degli algoritmi di promozione dei contenuti della sua piattaforma: una multa per assenza di trasparenza 6, non per censura.
È questo l’internet in cui vogliamo vivere? Un internet il cui l’unico obiettivo è arricchire il singolo ed annichilire la comunità?
Anche se, alla luce di quanto scritto, la risposta a tutti questi quesiti sembra banale, molti professionisti, continuando a vivere nell’oggi immortale, distratti dalle proprie smanie di successo, dai piaceri istantanei derivanti dal denaro e dalle tecnologie che pervadono le loro vite, rimangono focalizzati sui propri interessi non rendendosi conto del male che stanno facendo alla loro comunità. Se non si agisce per costruire una società basata su valori in cui si crede realmente, nessuno lo farà per noi. Come è possibile farlo? facendo ricerca di valore senza assecondare i trend; facendo impresa che porti valore aggiunto alla società oltre che alle proprie tasche; utilizzando i servizi online in maniera consapevole senza ignorare gli effetti disastrosi che hanno sul nostro pianeta.
In caso contrario si continuerà il cammino su “sentieri preconfezionati” in cui il singolo è apparentemente libero e felicemente distratto, ma il mondo e la società cadono in rovina: un degno sequel di Matrix 7.
- https://borsa.corriere.it/news/133_2025-12-09_tlb/?app_v2=true%2525252525252525252F%2F&refresh_ce ↩︎
- https://www.youtube.com/watch?v=XPebX8C-OYI ↩︎
- https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/digital-services-act#ecl-inpage-which-authorities-ensure-companies-follow-the-digital-services-act ↩︎
- https://adfinternational.org/commentary/eu-digital-services-act-one-year ↩︎
- https://www.avvenire.it/rubriche/vite-digitali/perche-elon-musk-ha-urlato-alla-censura-per-120-milioni-di-multa-dellue_102005 ↩︎
- https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_2934 ↩︎
- https://it.wikipedia.org/wiki/Matrix ↩︎





